Recensione Raiders of the North Sea
Il secondo capitolo dell'intrigante trilogia The North Sea Runesaga
Non molto tempo fa vi ho parlato di Bethel Woods, un nuovo gioco in scatola dall’ambientazione horror/sci-fi creato dal neozelandese Shem Phillips.
Scoprendo quel gioco ho potuto fare conoscenza anche del suo creatore, un professionista abbastanza noto nel settore dei board game visto che ha dato vita a una trilogia di giochi molto apprezzata: The North Sea Runesaga.
Difatti Shem Phillips si è fatto largo in questo affollato settore non con giochi misteriosi come Bethel Woods, bensì a colpi d’ascia con dei giochi ambientati in epoca vichinga.
Il mio intento è quello di mostrarveli tutti, e per incominciare partiamo dal… secondo gioco. Mi perdonerete per la mancanza di ordine ma al momento non sono ancora riuscito a reperire il primo titolo. In ogni caso l’ordine con cui si vedono o giocano non ha alcuna importanza, perché sono giochi funzionano benissimo anche slegati tra loro. Anzi, la The North Sea Runesaga che crea una campagna che li riunisce è nata solo dopo l’uscita dei 3 giochi.
I 3 giochi della saga sono usciti a 1 anno di distanza l’uno dall’altro, con Shipwrights of the North Sea nel 2014, Raiders of the North Sea nel 2015 e Explorer of the North Sea nel 2016.
Oggi ci soffermiamo su Raiders of the North Sea, quindi preparate le asce, si va a depredare il depredabile!
Che gioco è e come si gioca a Raiders of the North Sea
Raiders of the North Sea è un gioco ambientato in epoca vichinga e lo scopo è impressionare il Capo vichingo razziando vari tipi di insediamenti. Per farlo i giocatori dovranno sfruttare le risorse offerte dal grande villaggio vichingo, assemblare un equipaggio e partire verso le terre a Nord per depredare i vari tipi di insediamenti.
Il gioco ha un grande tabellone diviso proprio in due terre: in basso c’è il villaggio vichingo dove ci sono vari edifici che svolgono differenti funzioni; sopra al villaggio c’è un fiordo che lo separa da un territorio molto più vasto, pieno di insediamenti divisi in varie tipologie. Vicino alla costa troviamo i porti, poi ci sono gli avamposti, i monasteri e infine le fortezze. Questa disposizione organizzata è netta è dovuta alla crescente difficoltà degli insediamenti, più si sale nelle parti alte, maggiore è la forza dell’insediamento.
A inizio partita si prendono i segnalini in legno colorato e si dispongono sui vari insediamenti in modo casuale, poi si colloca un lavoratore del colore richiesto (possono essere neri, grigi o bianchi) nella zona a loro dedicata. Lo stesso va fatto nel villaggio vichingo. I lavoratori sono la componente fondamentale del gioco, difatti le azioni dipendono tutte da loro, dalla loro posizione e in certi casi anche dal loro colore.
Ogni giocatore parte con in mano un unico lavoratore e il turno di gioco è composto da due azioni: nella prima si posiziona il lavoratore che si ha in mano; nella seconda se ne prende uno che è sul tabellone (a patto che non sia quello appena collocato). Questa è la grande regola di Raiders of the North Sea, i giocatori devono sempre avere un lavoratore, e nel proprio turno fanno un azione dovuta al posizionamento, e una per la presa. La doppia azione però vale solo nel Villaggio Vichingo, perché in caso di attacco ad un insediamento ci si limita a quell’azione. Si colloca il proprio lavoratore, si razzia, si prende il nuovo lavoratore e finisce il turno.
Il Villaggio Vichingo offre vari edifici che servono al giocatore per accrescere il suo potenziale, come pescare le carte dell’equipaggio, mettere in gioco l’equipaggio che vuole utilizzare, accrescere il potere di attacco, guadagnare provviste, risorse e monete per sostenere le sue scorribande. A questo proposito devo fare una menzione proprio alle monete di argento, che non sono preziose ma sono delle vere monete in metallo. Questo dettaglio mi ha colpito, perché come materiali Raiders of the North Sea è davvero molto curato, ma le monete sono una chicca inaspettata.
Visto ciò che permette di fare il Villaggio i primi turni verranno inevitabilmente spesi qui, per reperire risorse in base alla propria strategia e mettere insieme un gruppo di guerrieri sufficientemente forti per iniziare con le razzie.
Ogni insediamento dà dei punti e un bottino di risorse. Nel bottino però ci possono essere delle insidie: le valchirie, delle pedine nere a forma di teschio che causano la morte di uno dei membri del nostro equipaggio. Le valchirie non sono delle sorprese perché come le altre risorse sono ben visibili su ogni insediamento. Voi allora mi chiedere perché mai uno dovrebbe attaccare gli insediamenti con le valchirie. Semplice, le risorse non sono tantissime, quindi ogni tanto bisogna anche sacrificare dei valorosi vichinghi per depredarle. Inoltre le valchirie danno anche dei punti aggiuntivi, quindi sacrificare i nostri vichinghi non è certo una tragedia. Anzi, può servire per fare punti extra o sbloccare abilità speciali che alcune carte danno proprio in caso muoia il personaggio protagonista.
Andando avanti nel gioco si continuano le solite meccaniche con alternanza di azioni nel Villaggio e incursioni negli insediamenti fino a che non viene soddisfatta una delle seguenti richieste: rimane 1 sola Fortezza non razziata; vengono rimosse tutte le Valchirie dal gioco; terminano le tessere offerta (sono tessere che danno punti a fronte di un pagamento in risorse. In pratica convertono le risorse in punti).
Considerazioni e giudizio finale
Raiders of the North Sea è un gioco davvero ben fatto, sia per i materiali e la cura complessiva del prodotto, sia per le meccaniche di gioco che lo rendono vario, stimolante e divertente. I modelli dei componenti in legno forse non sono il massimo della precisione, però apprezzo sempre quando si usa il legno al posto della plastica. E poi ci sono le monete in metallo che da sole mi fanno promuovere in pieno i materiali di Raiders of the North Sea.
Anche l’ambientazione mi piace molto, non è certo un’esclusiva dei giochi della The North Sea Runesaga, però i giochi-vichinghi non sono poi così tanti.
Le meccaniche gestite con l’uso dei lavoratori sono particolari, nel complesso però il gioco è molto convincente, sia giocato in coppia, sia giocato in gruppo (3 o 4 giocatori). Il gioco non è stato localizzato per il nostro paese, ma se avete problemi con l’inglese è possibile trovare online il regolamento in italiano.
Oltre a Shem Phillips, creatore del gioco e della saga, merita una menzione anche Mihajlo Dimitrievski, l’artista che ha creato lo stile grafico della The North Sea Runesaga. I personaggi vichinghi raffigurati sulle carte sono stupendi e mi piacerebbe tantissimo vederli protagonisti di un fumetto.
Maggiori informazioni su garphill.com












