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Labirinto in marmo

Una versione artistica di un grande classico dei giochi da bar

Prima dell’avvento dei videogame e dei giochi elettronici bar, sale giochi e luna park proponevano tanti divertenti giochi meccanici. Quelli che andavano per la maggiore erano i labirinti, dei percorsi intricati da percorre con una pallina, con l’obiettivo di portarla fino ad una buca alla fine del percorso.
Non essendo giochi da tenere in mano la pallina si muoveva cambiando le inclinazioni del piano sui cui era costruito il labirinto. In genere si avevano due manopole che permettevano di inclinare il piano di gioco sui due assi. Quindi questi labirinti, o anche i giochi similari, erano dei rudimentali giochi meccanici.
Lo stesso gioco però potrebbe benissimo essere proposto con un meccanismo elettronico, cambierebbe solo il modo in cui si va a modificare l’inclinazione del labirinto. Non sarebbero più necessarie le manopole, ma si potrebbero usare ogni tipo di comando. Da dei pulsanti a una classica cloche da videogame.
Questa unione tra un classico gioco meccanico e una sua riproposizione elettronica la troviamo in un’opera d’arte moderna creata dall’artista Marco Iannicelli, tedesco di chiare origini italiane.
La sua opera si chiama A Maze e la cosa più interessante non sta tanto nel labirinto o nel fatto che ha i controlli elettronici. Ciò che più colpisce è il materiale, difatti è un massiccio labirinto realizzato interamente in marmo.
Questo offre una versione decisamente più lussuosa ed elegante rispetto ai classici giochi da bar. Non solo di quelli in plastica e metallo, ma anche di quelli in legno, che comunque hanno il loro fascino.
A Maze poggia su un supporto in metallo, mentre nella parte anteriore spicca la cloche per modificare l’inclinazione del piano.

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Un’altra particolarità del labirinto è il non avere un obiettivo. A differenza dei classici giochi A Maze non ha un traguardo, ci sono solo 7 cerchi concentrici messi in collegamento tra loro in modo che il labirinto non abbia né un inizio né una fine.
Questa mancanza di traguardi o scopi va ricercata nella natura artistica dell’opera, che a discapito dell’aspetto non è un vero e proprio gioco.
Anche la scelta dei 7 cerchi non è casuale e ha due riferimenti. Il primo è sul numero di giorni della settimana, perché la nostra vita, nel bene e nel male, è organizzata e scandita dai 7 giorni. Il secondo è al magico numero 7, più o meno due. Una teoria psicologica che parla del numero massimo di oggetti che la mente umana può memorizzare durante un esercizio.
Insomma, A Maze non è solo un labirinto in marmo. Potrebbe essere anche solo il pretesto per approfondire cosa dice la Legge di Miller, o per andare alla ricerca di labirinti meccanici nei mercatini dell’usato della vostra zona.

Maggiori informazioni su marcoiannicelli.com

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